mercoledì 2 novembre 2011

Cimiteri


The cemetery is a necro-polis, the city of the dead, where, as in the fairy tale, everything is opposite to how it is in life. The shapes of the wooden graveposts, the carvings of the tombstones speak an articulated language, which, however, has no meaning outside the cemetery, and even outside that cemetery. The cemetery is a sculpture park, where each inhabitant of the town, whose life passed in the field defined by the great monuments of the community and power, can finally create one personal monument to himself and his beloved ones. In the cemetery, especially around here, sometimes whole peoples sink like the legendary defenders of the besieged castle, under whom the earth opened up, and today you will find their memory only here in the cities once populated by them. In contrast to the buildings of the town, in which the living want to preserve something of themselves for the upper-case History, in the cemetery the lower-case history, the yesterdays and days before yesterday spread upon each other, like the fallen leaves, embracing in a last colorful rug just as much past time as living memory is still able to keep.


martedì 18 ottobre 2011

La Via dei Falegnami


C’erano una volta, nei palazzi e nei castelli della Grande Città, re e regine, principi e principesse, Papi e cavalieri.

C’erano una volta.

Ma non è di quella volta che racconta, la nostra storia.

Lontano dai palazzi e dai castelli, e quasi all’insaputa dei re e delle regine, nel cuore più nascosto della Grande Città, proprio dove il fiume rallentava intorno a un’isola, là iniziava e subito aveva fine la Via dei Falegnami, una stradina talmente stretta che, affacciandosi dalla finestra di una delle sue povere abitazioni, si poteva stringere la mano di chi viveva nella casa di fronte.

Era così che gli abitanti di Via dei Falegnami si passavano l’un l’altro giocattoli da scambiare, libri in prestito, vestiti da rammendare, e perfino compiti di scuola da copiare di nascosto: da finestra a finestra, allungando semplicemente una mano.

Se, durante il pasto, a qualcuno di loro mancava il sale, bastava chiedere il permesso al proprio dirimpettaio, sporgersi dal davanzale senza nemmeno alzarsi dalla sedia e prendere la saliera dalla tavola del vicino cortese.
Se di notte un incubo agitava troppo il sonno di un abitante della via, questi a volte finiva col rotolare attraverso le finestre aperte nel letto della casa di fronte, continuando poi a russare tranquillamente tra moglie e marito, che cortesemente gli facevano un po’ di spazio; per questo i letti di Via dei Falegnami erano sempre molto ampi. Al risveglio mattutino, poi, i padroni di casa invitavano a colazione l’ospite rotolato nottetempo in mezzo a loro: per questo intorno ai tavoli di Via dei Falegnami c’era sempre una sedia in più. L’ospite, dopo aver ringraziato con un piccolo inchino, si arrampicava sul davanzale e con un balzo leggero tornava nella propria abitazione, e la giornata cominciava con le fatiche di sempre.

Tutti coloro che abitavano in quella strada, infine, usavano cucire sui propri abiti una stella di stoffa gialla come segno di riconoscimento, e nessuno di loro usciva mai di casa senza indossarla. Correva voce che prima o poi sarebbero giunti Giorni Terribili a strappar loro dai vestiti quei ritagli di stoffa colorata ma, per il momento, con tutte quelle stelle cucite sui panni stesi ad asciugare alle finestre dopo il bucato, la Via dei Falegnami sembrava una fitta costellazione scivolata silenziosamente giù dal cielo fin quasi a toccare il selciato.

In quella via di stelle e di finestre trascorse la vita di Sara e Amos.

E’ di loro che parla, questa storia.


Sara e Amos erano nati nello stesso istante nelle due case che, all’inizio di Via dei Falegnami, guardavano la Fontana delle Tartarughe. Sara era nata nella casa sul lato sinistro del vicolo, dove nascevano solo bambine, mentre Amos era nato sul lato destro della via, dove nascevano solo maschietti. I loro padri, subito dopo la nascita dei due bambini, si erano affacciati alle rispettive finestre per abbracciarsi, augurandosi a vicenda Mazal Tov, che significa Buona Fortuna.

A dire il vero, e pur in mezzo a tanta felicità, qualcosa di strano era accaduto, quel giorno.

La piccola Sara, nata da pochi minuti e adagiata nella culla preparata per l’occasione, pian piano aveva iniziato a levitare leggera per aria, volando lentamente verso l’alto come una piccola nuvola felice.

I suoi genitori erano rimasti piuttosto sorpresi. Da quando in qua i bambini volavano?

La prima a riprendersi dalla sorpresa era stata la vecchia levatrice che aveva aiutato a nascere sia Sara che tutte le altre bambine da quel lato della via. L’anziana donna aveva afferrato delicatamente la piccola per una caviglia, tirandola giù prima che andasse a battere contro il soffitto.

Non vi preoccupate, aveva detto la levatrice, può capitare, a volte, per un eccesso di leggerezza, che i neonati non capiscano qual è il loro posto nel mondo, e se loro stessi siano nuvole o uccelli o persone. Basterà spiegarle quali sono le leggi di natura e vedrete che, crescendo, scorderà il volo e resterà con i piedi a terra come tutti gli altri.
La mamma di Sara aveva stretto la bimba tra le braccia, per sicurezza, e a tutti era tornato il sorriso.

Contemporaneamente, nella casa di fronte, il piccolo Amos, nato anch’egli da pochi minuti, aveva iniziato a sprofondare nella culla in cui era stato adagiato, che si stava sfondando sotto il suo peso. La sua levatrice, che aveva aiutato a nascere sia Amos che tutti i bambini nati da quest’altro lato della strada, aveva afferrato il piccolo per una caviglia un attimo prima che cadesse sul pavimento attraverso il fondo ormai del tutto aperto della culla.

Non vi preoccupate, aveva detto la donna ai genitori, può succedere a volte, per eccesso di pesantezza, che i neonati non sappiano qual è l’alto e quale il basso, e se loro stessi siano sassi che affondano in uno stagno, o un peso di piombo per bilance, o persone. Quando sarà cresciuto troverà il giusto mezzo, e sarà uguale a tutti gli altri.

La mamma di Amos aveva adagiato il bimbo nel letto accanto a lei, sostenendolo con un braccio sotto la piccola schiena, mentre il padre rinforzava il fondo della culla con alcune assicelle di legno robusto, e tutti si sentivano felici come mai prima d’allora.


La Via dei Falegnami si riempì degli anni che trascorsero da quella volta in poi. Per quanto stretta e breve, la via riusciva a contenere i giorni di tutti i suoi numerosi abitanti accatastandoli ordinatamente, man mano che si accumulavano, lungo i muri di mattoni rossi delle case, sopra i davanzali e nel buio dei sottoscala.

Sara e Amos erano cresciuti sani e belli, ma nessuno dei due era guarito da quelle stranezze che li facevano così diversi dagli altri bambini.

Sara continuava a essere sospinta verso l’alto da una corrente verticale e lieve che la rendeva leggera come una piuma in uno sbuffo di vento, e poteva uscire di casa solo accompagnata per mano da qualcuno che le servisse da ancora per non farla volare via oltre i tetti rossi. A lei non pareva strano d’essere così come fin dalla nascita era stata, anzi, si sentiva sempre felice e sorridente. Erano gli altri abitanti della via a guardare stupiti quella bambina che non posava mai i piedi in terra.
Amos, al contrario, non poteva mai essere lasciato per troppo tempo nello stesso posto, perché allora iniziava a sprofondare nel punto esatto in cui si trovava. Occorreva che qualcuno lo afferrasse, così da tirarlo su prima che scomparisse nel pavimento o nel terreno.

Quando Sara e Amos si incontrarono per la prima volta, fu naturale per loro prendersi per mano. La bimba, così leggera, rendeva leggero anche Amos che non sprofondava più e il bambino, così pesante, evitava che Sara volasse via tra le nuvole. Da quel momento, i due amici andarono in giro sempre mano nella mano, anche quando Sara, crescendo ancora, diventò così aerea che nemmeno Amos bastava più a trattenerla. L’amico allora le procurò un paio di pesanti scarpe blu con la suola di piombo. La gente della via si abituò con il tempo a vederli così: la bambina leggera, il bambino pesante, e le scarpe blu, sempre insieme.


Chissà come dev’essere, sospirò una notte Sara guardando il cielo dal suo letto.

Come dev’essere cosa? chiese Amos, che l’aveva sentita dalla sua stanza nella casa dirimpetto.

Volare. Volare sul serio, oltre le case, sopra le strade, su tutta la Grande Città, rispose Sara affacciandosi alla finestra.

Sarebbe meraviglioso…, sospirò a sua volta Amos dal proprio davanzale.

E allora facciamolo, Amos. Saliamo sui tetti, io ti insegnerò a volare e tu mi tratterrai quel tanto che basta perché il vento non ci porti via. Coraggio!

Sara si arrampicò sul davanzale e, prima una e poi l’altra, si sfilò le pesanti scarpe blu, che portava anche a letto per non scivolarne fuori, e subito iniziò a veleggiare verso l’alto, tanto che Amos dalla sua finestra fece appena in tempo ad afferrarla per la mano prima che l’amica volasse via.

La spinta di quel decollo li trascinò entrambi al di sopra di Via dei Falegnami, con i piedi di Amos che sfioravano appena i tetti rossi e Sara che ondeggiava leggera come fosse fatta di cielo.

Com’era diverso e strano il mondo, visto da lassù!
La loro via, colma della luce gialla e densa dei lampioni a gas, dall’alto sembrava una fetta sottile di torta alla crema, tanto che veniva voglia di allungare un dito per assaggiarla, e le case ai lati del vicolo sembravano pan di Spagna morbido e dolce.

Volando di tetto in tetto scoprirono che, mentre la gente dormiva, la Grande Città si popolava di strane creature, invisibili di giorno: erano i sogni notturni che uscivano dalle finestre delle stanze in cui erano stati sognati e si ritrovavano in strada per giocare a rimpiattino tra di loro e per tuffarsi allegri nel fiume che, silenzioso durante il giorno, si riempiva allora del canto di sirene dai capelli verdi, mentre le sue acque venivano solcate da galeoni di terribili filibustieri in cerca dell’isola del tesoro. Ogni notte, poi, le quattro tartarughe di pietra della fontana che si trovava all’inizio di Via dei Falegnami si animavano diventando vive, e si incamminavano per raggiungere il fiume e nuotare fino al mare, che non avevano mai visto in vita loro. Ma erano creature pesanti e lente e a metà della notte non avevano compiuto che due o tre passi appena, e allora ogni volta tornavano rassegnate alla fontana perché il giorno non le sorprendesse per strada, e da secoli si consolavano tra loro dicendo, con linguaggio e fiducia da tartarughe, Domani, ritenteremo ancora domani.

Alla fine di quel primo volo, e di tutti i voli notturni che seguirono da quella volta in poi, Sara e Amos tornarono ai loro davanzali e, dopo essersi abbracciati giurando di mantenere il segreto su quello che avevano visto, si infilarono nei rispettivi letti. Ma nessuno dei due riuscì prendere sonno perché i loro occhi erano troppo colmi di felicità e stupore.


Dopo qualche tempo, però, gli adulti di Via dei Falegnami ripresero a dire che i Giorni Terribili sarebbero presto arrivati a portar via tutte le stelle cucite sui loro abiti.

Cosa sarà di noi senza le nostre stelle? si chiese Amos.

Non lo so, rispose Sara, ma tutte le volte che se ne parla in casa, papà inizia a tirarsi la barba per la disperazione, e la mamma non smette più di piangere. Deve trattarsi di qualcosa di così spaventoso che nemmeno i grandi sanno come difendersi.

I giorni normali sembravano accatastarsi come sempre nella via, ma adesso con più fatica e meno ordine, come se lo spazio di colpo si fosse esaurito. La strada era ancora più corta e stretta, e quasi non ci si poteva più camminare fianco a fianco ma solo in fila indiana: quando due persone si incrociavano, una delle due doveva appiattirsi contro il muro per far passare l’altra.

Alla fine, una notte la notizia arrivò: i Giorni Terribili non avrebbero tardato che poche ore appena, e quello stesso mattino sarebbero giunti in Via dei Falegnami. Nessuno riuscì a dormire, quella notte, e la strada si riempì di sospiri e di lamenti e di stelle affacciate alle finestre. Anche Sara e Amos erano svegli e si parlavano da un lato all’altro della strada, con i volti che ormai si sfioravano.

Potremmo fuggire tutti lontano, propose Amos.

Non servirebbe, rispose Sara. I Giorni Terribili ci troverebbero lo stesso, con questi pezzi di stoffa gialla cuciti addosso. Sono le nostre stelle che vogliono. Potessimo almeno strapparcele via noi stessi.
Perché te la prendi con le stelle? In fondo loro sono il tuo destino, disse Amos.

Cosa vuoi dire? domandò Sara.

Hai mai pensato a cosa succederebbe se ti togliessi le scarpe blu e io non ti trattenessi? Voleresti in alto, sempre più in alto, fino a raggiungere le stelle. Nessuno ti ritroverebbe mai, lassù.

Ma certo, hai ragione! esclamò Sara. E’ questa la soluzione. Noi abbiamo imparato come si fa; lo insegneremo anche agli altri.

Sara e Amos chiamarono a  gran voce tutti gli abitanti della via. Chi non era già affacciato si sporse alla finestra, e tutti ascoltarono con occhi spalancati le parole dei due bambini che raccontavano di voli e pirati e tartarughe. Gli adulti erano frastornati e dubbiosi, ma non avevano altra scelta, il mattino stava per arrivare. Gli altri bambini invece pensarono che volare non doveva essere poi così difficile, visto che uccelli e mosche e farfalle lo sapevano fare senza sforzo. A un cenno di Sara e Amos, tutti salirono sui rispettivi davanzali, chi in pigiama, chi in camicia da notte, chi indossando ancora i vestiti da lavoro. E tutti, grandi e bambini, avevano la propria stella gialla cucita sull’abito.

Lasciate quello che non serve, anche i brutti pensieri, spiegarono loro Sara e Amos. Dovete essere leggerissimi. E adesso, prendiamoci tutti per mano.


I Giorni Terribili giunsero all’alba e spalancarono furibondi le porte di ogni casa, entrarono in ogni stanza soffiando fiamme dalle narici e, con voce di tuono, chiamarono a uno a uno i nomi di tutti gli abitanti della strada.

Ma nelle case, nelle stanze e nella strada ormai non c’era più nessuno, solo silenzio e vuoto. Anche le tartarughe di pietra, abbandonata la fontana, avevano finalmente raggiunto il fiume e il mare. Tutte le finestre della via erano spalancate e sopra ogni davanzale erano appaiate con cura scarpe da donna, da uomo e da bambino, abbandonate in fretta ma con ordine. Tra tutte, spiccavano con colorata felicità un paio di pesanti scarpe blu.
E ancora oggi, se nelle notti più limpide d’autunno si osserva il cielo a naso in su, è possibile vedere una fitta costellazione di stelle gialle che ruotano tutte insieme tenendosi per mano: è l’intera Via dei Falegnami che danza libera e felice il girotondo del mondo.

Flaviano Fillo, ghetto di Roma.


Nota

La Via dei Falegnami è uno dei vicoli che delimitano l’area storica del Ghetto di Roma.

All’imbocco di via dei Falegnami, in Piazza Mattei, dove si trovava una porta del Ghetto (i Mattei erano una delle famiglie di gentili che aprivano e chiudevano le porte del Ghetto al tramonto e all’alba), si trova la Fontana delle Tartarughe, realizzata nel 1500 da Giacomo della Porta. Le tartarughe che le danno il nome sono successive di un secolo e attribuite al Bernini.

All’alba di sabato 16 ottobre 1943, un centinaio di soldati tedeschi, dopo aver circondato il Ghetto di Roma, catturarono 1022 ebrei, tra cui circa 200 bambini. I prigionieri furono caricati su un convoglio composto da 18 carri bestiame. Il convoglio, partito il 18 ottobre, giunse al campo di concentramento di Auschwitz il 22 dello stesso mese. Soltanto 17 deportati riusciranno a sopravvivere, tra questi una sola donna e nessun bambino.

sabato 10 settembre 2011

giovedì 10 febbraio 2011

Bel mondo vecchio


‘The beer was better,’ he said finally. ‘And cheaper! When I was a young man, mild beer – wallop we used to call it – was fourpence a pint. That was before the war, of course.’
‘Which war was that?’ said Winston.
‘It’s all wars,’ said the old man vaguely.
(George Orwell, 1984, 1.8.)

The Hungarian term ántivilág – “ánti-world” – is a complex one, difficult to translate. It is used almost exclusively in the locative form: “in the ántivilág”, where the prefix is the abbreviation for ante bellum, “before the war”. But before which war? Because we have not been short of wars since 1914 when, as an old man told me in the Transylvanian Tibód, “they set ablaze the four corners of the world and it has been burning since ever”. With this term they usually refer to the “happy times of peace” before WWI, whose relative stability and prosperity has been long transcended into a Golden Age in the light – or rather darkness – of the continuous destruction, loss, insecurity, oppression and occupation since 1914. But every war embellishes the bygone peacetime, so the term is also used for the period between the two wars, and even – ironically – for the pre-1989 era of Socialism and Cold War.

And this already takes us to the other meaning of ántivilág, where the prefix is not interpreted as “ante” but rather as “anti-”, that is the opposite and negative mirror of our world, such as the antipodes living upside down in the southern hemisphere. Ántivilág is not only the world which perhaps was not even true, but also the one in which nothing was true, * the world of manipulation and propaganda. Indeed it is usually the propaganda that creates the anti-worlds proclaimed as the best of all existing worlds, and which at the same time – when looking back or from the outside – exposes in the most absurd way the futility of such efforts.

This concept with a double meaning which – like all past ages – raises nostalgia and aversion at the same time, is translated by us to English as “brave old world” which, besides the feeling of the “good old times” also implies the irony of Huxley’s “brave new world”. We are curious to know how our readers would translate it to other languages.


Prologue

Belle époque
The future, a century ago
Cartes de visite
The language of stamps
The first bicycles 1. 2. 3.
A black man in Hamburg
Black people in the zoo
Ghosts on old photos 1. and 2.
   The Austro-Hungarian Monarcy
The tastes of the Monarchy 1. and 2
Hawelka in Vienna and Krakow
Un ristorante in Abbazia
I, Anna Csillag: ads from Schulz to Hitler
Beginnings of the Hungarian railway
The Casino of Kőbánya
Hundred years of a tree in Kőbánya
Pharmacies in Kőbánya
The Golden Eagle Inn in Pest
Cartolina da Budapest a Firenze, 1900, e la Tabán sparita
Temperance campaign at the turn of the century
Shutter labels: Korányi and Fröhlich, Paschka, Sándor Árkai, Czernowitz, Lemberg and Żółkiew
A former passage in Lwów
Multi-ethnic house in Lemberg
Century-old brick graffiti in Budapest
“King Matthias’ palace” in Kassa, 1899-1943
Bram Stoker’s hotel in Beszterce
Vampire-killing sets for a Transylvanian journey
Hungarian Armenians
Art Nouveau in Szabadka
Szabadka 1912-ben, 1. 2. 3. 4.
An Indian in Szabadka
The last postcards of the Monarchy – from Odessa
The Austro-Hungarian army, 1914
   Germany
Passion play in Oberammergau
Immagini di vecchie estati
Un’escursione di Pentecoste
   Britain
The Oxford Arms Inn and old London
Ghosts in the photos of old London
   France
Figures in old photos of Paris
Henri Roger-Viollet, Paris
The Luna Park in Paris
Building and apotheosis of the Eiffel Tower
Train accident, 1895
The last Tsar in Paris, 1896
Zuavs in the French colonial army
The Fifer Boy in the imperial army
French primer of geography, 1905
Az 1910-es nagy párizsi árvíz
   Italy
Childhood of an Italian patriarch
The first hydrocycle
The Messina earthquake, 1908
   Spain
Photos of dead children
Old Palma in the photos of the Escalas archive
Palma: The first velocipedists
Palma: The Born Passage and Edison’s voice
The rural world of Mallorca
   The Russian empire
Alexander Roinashvili, the traveler
Dmitry Ermakov, chronicler of the Caucasus
Ernest Chantre’s Caucasian photos, 1881
Flood of the Kura in Tiflis, 1893
Qajar houses in Tiflis
Ivan Boldyrev: Don Cossacks, 1875-76
Marriage ad with a balance
Moscow’s fire brigades 1. and 2.
Constructing the Trans-Siberian Railroad
Sakhalin, 1894-1905
Bike on the dacha
Three Russian family photos from Ekaterinoslav, 1914
Three generations on Russian photos
Russian photos from Odessa
Culture of Odessa in the early 20th c.
The blossoming and end of Jewish Odessa
The Russian army, 1892
Russian sailors at the Messina earthquake, 1908
Moscow in 2259
Russian slides by František Krátký, 1896
The coronation of the last Tsar, 1896
The last Tsar in Paris, 1896
The last day of the peace
   The Ottoman empire
An Ottoman shoebox
Damascus anno
Photographers of the East
Turkish-Hungarian friendship
   The Persian empire
Ahmad Mirza, the last Qajar Shah
Sándor Kégl, Iranian scholar
Qajar houses in Tiflis
   The Heavenly Empire
Studio Po-Chou, Hong Kong, 1897-ben
   Jews
Yinglish shop label in New York

Great Games
The Gulistan Treaty
The exiles of the Boer war

The Great War
The attempt in Sarajevo in the Russian press
The cut photos of the attempt in Sarajevo
To My Peoples
Soldiers’ trains 1. és 2.
Cartoline rosa dalla fronte a Óbuda per sei anni, 1.
The Europeana 1914-1918 project
Conquering eveywhere. War ad of the Pathé Brothers
Versions of the “pointing” recruiting poster
British and Russian children’s propaganda
German military children’s books
Preparation for the war with paper soldiers
Bathing little Venus, delight of children soldiers
Krampus and red devils on the front
Soldiers’ cemetery in the Carpathians (Tatariv)
An evangeliary from Galicia
The Jews of Podhajce greeting Archduke Frederick, 1916
The Jews of Kolomea greeting Charles IV, 1917
Generals in Lemberg’s Café Sztuka
Statues of Hungarian and Romanian heroes in the Carpathians
Songs from the two banks of the Isonzo
Austro-Hungarian artillery in the Holy Land
The five graves of Captain Truszkowski
Jews in WWI. Exhibition of the Vienna Jewish Museum, 2014
Jewish military cemetery at Gorlice
Kraftwagenpark 505: German soldiers in the Holy Land 1. and 2.
People of Véménd in Béla Hernai’s photos, 1916-1918
Christmas greetings by Russian POWs to Sándor Kégl
Photo cut in two in Valenciennes
Merry-making at the news of Russia’s withdrawal from the war

Strange peaces
New borders in Europe
The Hutsul Republic
Una scuola alla frontiera: Temesvár/Timișoara
Stemma ungherese sul parlamento croato, 1918
The Moravians in Hultschin, who said no to Czechoslovakia
Plebiscito falso su Subcarpazia

The Mexican revolution
The Casasolas, chroniclers of the revolution
Songs of the revolution
José Guadalupe Posada, drawer of the revolution
Holy pictures of the revolution

The world revolution
Photos of the February revolution in the Dicescu collection
Retouched postcards of the February revolution
True pictures of the October revolution
Vladimir Fedorov’s revolutionary cartoons, 1917
Lenin’s Transylvanian bodyguard
The fate of an officer’s family
Fleeing Russia
The birth of the Soviet Union and the Council of People’s Commissars
Eugenetics in the Soviet Union
Boris Kustodiev’s processions
Boris Kustodiev’s great leap
Mayakovsky, lighthouse of the revolution
World revolution for children
Day of Birds and other parades
The NEP period and its songs, 1921-1928
Soviet Photo, 1926
Yuri Yeremin: Moscow, 1926
Branson De Cou: Moscow, Peterhof, Tsarskoe Selo, Odessa, 1931
Ilya Ilf, Russian and American photos
Kommunalki
Two New Year photos from Russia
War against the alcohol
Hungarian and French campaign at the turn of the century
Soviet temperance posters, 1920-1991
Say no! Metamorphoses of the poster of 1954
Polish temperance posters
With temperance posters against Coca-Cola
With luboks against the alcohol, 1989

Between two wars
The golden age of Hungarian photography
Hassids in Subcarpathia
Polish Jews: Alter Kacyzne
Polish Jews: Roman Vishniac
Polish Jews: Menachem Kipnis
Kipnis’ cantors
The Al Capone of Tarnów
Jewish quarter in old Lwów
Yiddish shop labels in Lwów
Places of mezuzahs in Lwów
Old book posters from Lwów
Postcards of Rosh Hashana
Photos of the Czech priest Josef Baťka from the New World
Picture cathecism according to the Bernadette method
French family photo with a blacksmith’s workshop
Father and son in Buenos Aires
The Görlitz railway station in Berlin
Willy Römer’s photos on Berlin’s craftsmen in the 1920s and 1930s
Buhse, the shoemaker, by Gabriele Tergit, with a photo by Willy Römer
Organ grinders in Berlin
Organ grinders in Budapest
Old Serbian Gypsy musicians
Wilhelm Miklas in Budapest, 1937
Paleo-GPS’s from the 1930s
Tango’s golden age: Carlos Gardel
Pyotr Leshchenko and Russian homesickness
Bohemian world in Bucharest
Misery in Bucharest
Balance of a hundred years in Bucharest
Who was Essad Bey?
Lenin, Hitler and the children
Mussolini, Perón, Franco and the children
Germany and the Soviet Union in the Paris world exposition of 1937
Warsaw, a week before the war

The Spanish civil war
The last 13 hours of Lorca’s life
The conquest of Potes
Franco, the friend of the children
Bullfight at Stalingrad

The Great Terror
Waiting for the executionExploding the Church of Christ the Savior, 1931 and the photo of Ilya Ilf on it
Crimean Tatars on the photos of Husein Bodaninsky, 1920-30s
God is great and I’m not. Soviet monumental statues
Lenin head in the Altai
Lenin statues on imperial bases
Drawings of Soviet prisoners on Lenin
The Russian Beobachtung, 1935
The snake in German-Soviet propaganda
1 May 1935. Color film by Nikolai Ekk
Voyage from Tula to Moscow for 7 November 1937
Jean Abbe, photographer of dictators
Good wishes for Stalin’s birthday, 1939

Drang nach Osten
The SS officers’ housing estate of Krumme Lanke
The ideal Nazi family
Holidays in Nazi Germany
Nazi May Day, 1933
Anna Csillag, Hitler’s master
Nobel Peace Prize for Hitler
Hitler in the Jewish cemetery of Bucharest
Jew-cleaning game in Vienna
Kristallnacht, destruction of the German synagogues and On the 75th anniversary
Apotheose of Marechal Pétain
Eiffel Tower, 1940
Soldatenkaffees in the occupied Paris (and elsewhere)
German policemen with Black POW
German soldiers’ photos from the Warsaw ghetto
Memorial to the Nazi liberators
The German Kharkov
Johannes Hähle: Kharkov, Lubny, Baby Yar
The last fresco of Bruno Schulz
Drohobycz and the world
Lemberg’s destroyed synagogues
The Janowska death camp in Lemberg
Birth of the Tango of Death
Paesaggio intorno a Belżec nel 1936 e 2014
Tale on the Roman ghetto
The Generalgouvernement’s birthday, 1941
Easter 1942 in the occupied lands
An ordinary day in German Kiev, 1942
The “Death Match” of Kiev, 1942
The lies of BBC on the Death Match of Kiev, 2012
Blooming and destruction of Św. Józef in Galicia

War phrasebooks
War phrasebooks
Russian phrasebook to the occupation of Estonia, 1940
German-Russian phrasebook for a preventive blow, 1941 and a confirmation article on the same
German-Russian mechanical dictionary, 1940(?)
Russian-German phrasebook for the Wehrmacht
Russian-German phrasebook with Nazi feast days, 1942
Russian primer for German soldiers, with prisoners’ camp
A patriotic Polish-Hungarian dictionary, 1940
Romanian primer for the returned Transylvania, 1940
Hungarian-Russian phrasebook on requisition, 1942
Hungarian phrasebook for the Soviet liberators
Belgian phrasebook for the English liberators

The non-war (1939-1941)
Polish-German, two good friends, 1933-1939
Occupation of Lwów, 1939
Soviet-Nazi parade in Brest, 1939
German and Soviet films on crushed Poland
On Stalin’s birthday, 1939
Dovzhenko’s Bukovinian propaganda film, 1940
Cernăuți 1939 – Черновиц 1940
This was – this became. The Estonian government, 1940
Soviet-German poster for the bombing of London

The Great Patriotic War
Yevgeny Khaldei’s war photos
Triangular soldier’s letters
Song on Katyusha
Children in the war
The hero cats of Leningrad
Destroy King Kong!
Parade of captive German soldiers in Moscow, 17 July 1944
Greetings from Trenčín
Triumphal graffiti on the Reichstag
Soviet soldiers’ graves

The world war
Finn video with mistaken map, 1939
Secondary use of military maps
Italian soldier at the Don
British leaflets in Iran on the model of the Shahnameh, 1943
Soviet and German safe-conducts
German, Italian, Soviet illustrated front postcards
Nazi demotivator leaflets for American and British soldiers
Japanese war kimonos
Souvenir of Hiroshima
Robert Capa’s photos on D-Day
Meeting at the Elbe, 25 April 1945
Boris Kobe’s lager card from Dachau, 1945
Mine-free ghost inscription in Vienna

Hungary in the war
Visiting in 1939 the returned Huszt and in Kőrösmező
Pictures of the Kőrösmező railway station
Memory of the Jews deported in 1941 to Kamenets-Podolsk in Kőrösmező
Romanian primer for the returned Transylvania, 1940
Hungarian scout on the front
Our man on the Russian front
Lonely gravepost in Nagykónyi
A poet going to forced service
The Bor Notebook by Miklós Radnóti
Yellow-star houses, Budapest 1944
La casa di stella gialla di Marcell Komor
Hand-drawn Russian front postcards
Don. A tragedy and its afterlives
Photos of Zoltán Marics from the Don Bend
Hungarian soldiers in Danemark, 1945
Soviet occupation in Csömör
The day of the dead
Mine-free ghost inscriptions in Budapest

La Resistenza
Bella ciao
After the War
After siege: Stalingrad and Budapest
After siege – sixty years later
The blown-up Elisabeth Bridge
The blown-up Marguerite Bridge
Organ grinder in Kígyó Street
Lwów depolonized
Radio Lwów, Radio Breslau
The Nazi elefant and more
Deportation of the Germans from Southern Bohemia
The abandoned cemetery of Ottau/Zátoň

The Cold War
Stamp in Imogen Cunningham’s passport

War on the front of the peace
   The Soviet Union
Russian-Nanay two good friends
Village lunch on Lake Baikal, 1978
The Soviet radical absurd
I don’t speak for all Odessa
Ropeways of the Georgian mining town Chiatura
The building of the Ostankino tower
Moscow, 1956
Jacques Dupâquier: Moscow and Tashkent, 1956
Viktor Akhlomov, the Party’s photographer
Flag science. Soviet flags from the Memento Park
Soviet prison cards, 1967-81
Saints in the woodworker’s shop
May Day in Moscow, 1983
Khayyam brought down to earth
The Lithuanian school of photography
The photos of Romualdas Požerskis
Return of Novruz in Baku
Santiago de Baku
Ideal cities and their fall
Aleksandr Kalion: Province, early 80s
   Central Europe
La statua di Stalin a Praga (1952-1963)
Czech provincial trains in winter
Czech trolleybuses
“Village radio” in Český Krumlov
Two poems by Miroslav Holub
Clematis sociology 1 and 2.
Košice, Schalkház Hotel
   Hungary
Soviet officer and his family in Hungary
Russian first
Headwaters of the Lenin Song
Captain Ostapenko’s statue
On the 60th birthday of Comrade Rákosi
No maintenance to be paid for minors fleeing the country
1956 in Polish TV newsreels
Sissi film with Hungarian dubbing, 1956
Prison library
Traiin accident, 1962
Playing in the suburbs of Budapest
Old market in Óbuda
Brick graffiti in the ELTE
Bookmobile in Kőbánya
Statue of Béla Radics in Angyalföld
History sung
Do not wait for May
The sea
   China
The old Beijing, 1946
Mao with the Dalai Lama
Mao lives. Photos by three generations
John Dominis’ photos in the socialist China
   Vietnam
Vietnamese leaflets for American soldiers

The Islamic revolution
Restaurants of dictatorships
Political message of beards
Elections in Iran, 2009
It’s winter
Shajarian: Dawn bird
The dawn gives news

Brave new world
Songs of changes of regimes
Viktor Tsoi and the golden city
Night of the bards
Pulling down the Dzherzhinsky statue in the Lubyanka
Autumn in Baku, 1989
The two bear cubs
The museum of censorship
Tbilisi, a city in-between
Steampunk Budapest from the future
Destroying poppy crops in Afghanistan

After the turn: Russia
Abandoned Russian villages 1. 2. 3. 4.
Aleksandr Sennikov’s nostalgic Soviet still lives
The poetry of decay
Service day and night
Front fighter’s vodka after Nazi model
The Nazi model of the Russian great family
Lenin, Marx, Putin
Crisis calendar in Mayakovsky’s style
Anti-Coca-Cola calendar in the style of old Soviet posters
Patriotic War against Coca-Cola
Multi-ethnic Russia, 2011
Reality show. Putin and Medvedev’s breakfast
Russian elections, 1. and 2.
The new cult of Stalin
Pro-Stalin Russian graffiti in Simferopol
Stalin’s church cult in today’s Russia
Apocryphal icons in modern Russia
Katsap and khokhol. Russian-Ukrainian nicknames
Nicknames of other peoples
May Day 2014 for Putin and the Soviet Union
Boycott, August 2014: the food which disappeared

After the turn: Ukraine
The Ferenc Mine in Solotvino
Glory to Ukraine. Nazi pub on Lemberg’s central place
Hitler, friend of the Aryan Ukraine
Kiev’s Maidan on the night of the revolution
Pulling down Lenin’s statues in the Ukraine
Trizuby Stas: Twelve communists. Song for pulling down Lenin’s statues
Yanukovich, lover of old books
Tragedia a Odessa, 2 maggio 2014
Parade in Donetsk with captive Ukrainian soldiers, 24 August 2014

After the turn: Central Europe
Slovak mistranslations on Hungarian statues
War songs in the Balkans once and now
Red sludge of forty years
Conspiracy of the two-tailed in Mallorca and Prague
Budapest: 2013, the crisis is over!
Tsar of the champagnes: the Soviet champagne
Magic crown in Dunakeszi, Hungary
Nokia box and Cola Cao
Time has stopped in Lwów
Hungary, great power in fooball, 2014

Il decadente Occidente
Attila, the hero of Tulln
London, May Day 2014

In search of lost time
A house in Krakow
A door on the Grodzka
A door on the Krisztina boulevard
The memory of walls
Un ristorante in Abbazia
Yiddish shop labels in Lwów
The cemetery of Czernowitz
The Calatrava
Siphon bottles of a childhood
Negozio chiuso da lungo a Kőbánya
House number from 1940-44 in Aknaszlatina
Ghost inscriptions in Prague’s Lesser Town
Century-old Otta Soap ghost ad in Prague
Metamorphoses of the Golden Angel in Prague
Sursum corda
On the Dam of Eternity